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20 ottobre 2011

Una casa senza fondamenta

Metro cubo sì, metro cubo no ...

Il dilemma che affligge il consiglio comunale di Alghero e le sue controparti si sta impadronendo delle quotidiane conversazioni di tutti gli Algheresi. Ma perché anche coloro che non sono minimamente interessati al mattone, sembrano essere così tanto interessati dal dibattito? Sono coloro che respingono il mattone a tutti i costi, che sembrano essere i più avversati dalla comunità, come se fossero i negazionisti di chissà quale verità.

Facendone parte, vorrei proporre il mio dissenso in maniera positiva così forse da rendere più comprensibili le mie ragioni.

Sono disposta a vedere questa città completamente invasa dalle cubature di cemento che alcuni gruppi politici propongono a patto che, quelle case:

  • Accolgano tutti coloro che hanno necessità di una casa e non se la possano più permettere;
  • Accolgano tutti gli algheresi che non trovando lavoro nella propria città son dovuti immigrare altrove;
  • Accolgano tutti coloro che non trovando lavoro nelle loro città si trasferiscono ad Alghero perché qui è possibile immaginare il proprio futuro;
  • Accolgano tutti quelli che decidono di far vivere i loro bambini qui, perché qui possono giocare, crescere e diventare degli adulti;
  • Accolgano le prossime generazioni di algheresi che studieranno e diventeranno grandi in una città a misura umana;
  • Accolgano tutte quelle persone che riescono ad innamorarsi di questa città non solo per i regali di madre natura e delle generazioni passate;
  • Accolgano tutte quelle persone che ad Alghero non ci vorrebbero passare solo le loro vacanze ma ci vorrebbero vivere.

Se si continua ad ignorare queste poche condizioni non solo non serviranno più altre case ma si svuoteranno anche quelle che adesso un proprietario ce l’hanno.

Una casa senza fondamenta è destinata a crollare ...


29 settembre 2011

Arokoma Kuuraga Wangari Maathai

Arokoma Kuuraga (che tu possa dormire là dove piove) è l’augurio tradizionale del popolo kenyota a una persona morta.

Il 25 settembre 2011 muore a 71 anni Wangari Maathai, prima donna africana Nobel per la pace nel 2004. Nobel per la pace con questa motivazione : “La pace nel mondo dipende dalla difesa dell’ambiente”.

Di fronte a quel Nobel disatteso Maathai non si scompose, scavò la terra e vi mise una pianticella. “Quello che faccio è molto semplice, io pianto alberi”. Prima donna del Centrafrica a laurearsi in biologia, fondo nel 1977 il Green Belt Movement che ha piantato 40 milioni di alberi in Kenya ed in altri paesi africani per combattere l’erosione e che ha difeso quelli che già c’erano. Per questo Maathai è stata insultata, bastonata, sfrattata, denunciata perché fermava chi buttava giù le foreste per costruire alberghi di lusso.

Nel suo libro “La religione della terra” spiegò che scavare buche e difendere gli alberi non è un lavoro particolarmente spirituale ma che questi sforzi “spargono semi di altro tipo: quelli necessari a curare le ferite inflitte alla comunità, depredate della loro autostima.

Waangari Maathai ha lasciato un segno indelebile su questo pianeta, nella sua terra e nell’animo di tutte quelle donne che hanno visto in lei un modello di donna africana da seguire.

Ironia della sorte migliaia di chilometri più a nord, mentre Wangari Maathai piantava il suo ultimo albero a causa di un tumore, in Sardegna si spendevano migliaia di Euro per una pubblicità istituzionale che spiegava ai Sardi i “benefici” del nuovo PPR che si sta preparando e che attenua i vincoli di quello attuale.

Arokoma Kuuraga Sardegna.