Visualizzazione post con etichetta autore: Giuseppe Pala. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autore: Giuseppe Pala. Mostra tutti i post
22 maggio 2012

Alghero sul TG1

TG1, notiziario del 26 Ottobre 2012

Voltiamo pagina e rechiamoci in Sardegna, ad Alghero, cittadina turistica della costa occidentale, dove si sta realizzando un interessante esperimento. Pare che gli algheresi abbiano trovato il modo di far … lavorare i politici. Vediamo il servizio del nostro inviato.

Giornalista: - Siamo in compagnia di Xxxxxx Yyyyyy, sindaco della città. Signor sindaco, può spiegare alle telecamere del TG1 come siete riusciti ad ottenere di far lavorare i politici? -

Sindaco: - Non pensiamo di aver fatto nulla di straordinario. Se è vero che il lavoro, di norma, è retribuito, per lo stesso motivo, chi riceve un compenso mensile, in questo caso con soldi pubblici, deve dimostrare di averlo guadagnato. -

Giornalista: - Giusto. Ma come siete riusciti ad ottenere questo risultato? -

Sindaco: - La mia amministrazione è in carica da Giugno di quest'anno. Una delle prime cose che abbiamo fatto è stato modificare lo statuto di aziende municipalizzate, enti e fondazioni che fanno capo al comune, inserendo il concetto che tutto il personale, a partire da presidenti e direttori generali, deve rispettare un orario di lavoro settimanale. Inoltre i dirigenti, per contratto, devono rendere nota quotidianamente per iscritto del lavoro svolto. Questo diario di lavoro è pubblicato automaticamente sul sito del comune, dove tutti i cittadini possono leggere e commentare. -

Giornalista: - E gli interessati che cosa ne pensano? -

Sindaco: - Sono contentissimi, perchè questo da pubblica visibilità al loro lavoro. I cittadini li salutano per strada o li fermano al bar, per congratularsi del lavoro svolto. All'inizio c'è stato qualche malumore e sembrava che nessuno volesse assumere questi incarichi, ma rapidamente abbiamo trovato persone valide per i vari ruoli. -

Giornalista: - E gli enti in questo modo funzionano meglio? -

Sindaco: - Ci può scommettere. Il diario quotidiano dei dirigenti ha innescato un enorme interesse in città. L'ente si mantiene in contatto con le esigenze dei cittadini e questi ultimi contribuiscono volentieri con segnalazioni e suggerimenti. Il classico “uovo di Colombo”. -

Giornalista: - Quindi anche lei compila un diario quotidiano? -

Sindaco: - L'attività del Consiglio comunale è già verbalizzata regolarmente. Noi ci siamo limitati a pubblicare, sempre sul sito del comune, i verbali delle sedute e tutte le delibere.-

Giornalista: - In conclusione, cosa si sente di consigliare ai suoi colleghi sindaci di tutta Italia? -

Sindaco: - Direi “Cari colleghi, abbattere ingiustizie e privilegi può sembrare un compito impossibile, perchè certe cose sono sempre andate così. Ma voi abbiate coraggio, e provateci ugualmente. I cittadini vi sosterranno. La città sarà con voi”.-

08 maggio 2012

Elezioni ad Alghero, per un pugno di dollari

Alla prima riga del prossimo paragrafo, vi chiederete se per caso io sia impazzito, ma andate avanti a leggere. Poi vi spiego.
“Problema sociale. Si parla di problema perché non si è stati ancora in grado di poterlo affrontare appieno in tutte le sue manifestazioni. Vi sono infatti troppe realtà, difficili, che hanno bisogno di aiuto, di una parola di conforto, di un consiglio, che eventualmente possa tramutarsi in una soluzione. Si dice che basta una semplice parola di aiuto, di conforto, per risolvere tante, tante soluzioni, ma tante volte si fa tanto ma non è mai così sufficiente. E' per questo che noi, come laboratorio, vogliamo dare il nostro apporto, il nostro supporto alla nuova amministrazione comunale, per dare delle idee, delle proposte, dei contributi, in modo tale da migliorare i servizi sociali erogati al cittadino.”
Questa lucida analisi programmatica non è opera mia, ma arriva fresca fresca da una giovane candidata alle elezioni comunali di Alghero del prossimo 10-11 Giugno.

So a che cosa state pensando: con un simile corredo di idee, appare remota anche un'eventuale elezione della ragazza come capo-condominio. Invece è perfino probabile che ce la ritroveremo in Consiglio.

Perché può spendere.

Nel senso che la sua pubblicità elettorale occupa stabilmente, da una decina di giorni, lo spazio a pagamento del quotidiano più letto di Alghero. Non ho controllato, ma è molto probabile che appaia anche su manifesti e giornali “tradizionali”.

Rifletto su che cosa sia diventata la nostra democrazia.

Si racconta che un affermato politico algherese, la cui foto in bicicletta aveva tapezzato la città alle scorse elezioni comunali, abbia speso in quella circostanza, per la sua campagna elettorale, oltre sedicimila euro. Altri candidati avrebbero speso addirittura di più. Per un seggio da consigliere. Ci sono padri di famiglia che non li guadagnano in un anno.

Non è una questione di fair play tipo “ti piace vincere facile”. Questo è un fatto molto più grave. Qui c'è il rischio che l'amministrazione del bene comune venga affidata a persone che magari non hanno né competenza né meriti specifici, ma solo qualche decina di migliaia di Euro da spendere. Uno si compra un posto da consigliere comunale: sarà pure legale, ma è un'idea odiosa.

Se la legge non pone limiti a queste strategie meschine, possono almeno provarci gli elettori.

Propongo di individuare questi campioni dell'immagine replicata; quelli che fanno evidentemente la campagna più invadente e costosa, e si guardano bene dal diffonderne i costi, segnarsi il nome su un foglietto e al momento opportuno ... votare qualcun altro. Bisogna punire, non votandoli, questi profeti della scorciatoia. Vuoi proporti come amministratore? Studia! Lavora! Fatti conoscere per quello che sei e non per  la moltiplicazione ossessiva della tua effige.

In un momento di grave crisi economica come quello che stiamo attraversando, è giusto misurare la validità di un candidato anche col metro della sobrietà.

03 maggio 2012

Così non ci piace, vol. 2

Qualcuno ha detto che la nostalgia è solo un'affascinante bugiarda.
Ricevuto. Cercherò di non lasciarmi prendere la mano.

Accantoniamo subito i luoghi comuni tipo “qui un tempo era tutta campagna”. Nel mio ricordo, al centro di quel luogo, c'era una spianata in cemento, dipinta di verde, con due tralicci a sorreggere i canestri, delimitata su due lati da tribune in ferro zincato e sugli altri da una recinzione di rete metallica. Al di qua della rete, un piazzale sterrato, racchiuso sua volta da un muro di recinzione.

In questa poco attraente collocazione, all'angolo fra via Mazzini e via Lo Frasso, si celebrava (ed è andato avanti per diversi lustri) fino agli anni '90 il torneo aziendale di basket intitolato a Cesare Piras.

Nell'Alghero disinvolta e un po' campanilista di venticinque anni fa, il torneo in questione era, soprattutto fra i giovani, l'evento più seguito dell'estate. Si giocava alla sera, con un calendario che durava forse un paio di settimane, ma a noi spettatori/studenti sembrava eterno, come le vacanze estive. Sulle maglie dei giocatori, i nomi di aziende locali: concessionarie d'auto, alberghi, negozi di abbigliamento, ma molti degli atleti provenivano da formazioni di serie A, come la Acentro-Cagliari.

Ancora più suggestivo: questi marziani giocavano fianco a fianco con pur bravi cestisti algheresi come Giuseppe e Luca Pirisi, o il giovanissimo Emiliano Piras. Fra le ragioni di tanto successo c'erano – penso – lo sport in sé, che è sempre un buon attrattore, specie dal vivo, i prezzi abbordabili dei biglietti e, non ultima, la collocazione centralissima dell'impianto sportivo, raggiungibile a piedi da qualunque parte della città, in pochi minuti.

Di iniziative del genere – secondo me – ci sarebbe bisogno anche oggi, giacchè l'offerta di intrattenimento estiva è desolatamente appiattita sulle serate karaoke, officiate sui tavolini all'aperto dei bar, a spese dei poveri residenti del quartiere che, per dormire devono ricorrere ai tappi di sughero. Ma non è di questo che voglio parlare.

Nel punto in cui un tempo sorgeva quell'impianto sportivo, di proprietà del Comune, oggi sorge un imponente edificio, inconfondibilmente privato, il cui piano terra è occupato dalla versione vorrei-ma-non-posso di una bisca.

Mi piacerebbe sapere se, secondo voi, la città sia diventata più ricca e più attraente grazie a questo scambio. Per buon peso ci metterò anche che l'impresa costruttrice, a parziale risarcimento degli impianti sportivi soppressi, ha costruito per il Comune una moderna palestra coperta in località "Regione Vattelapesca". Mai vista.

Ripeto la domanda: la città, nello scambio, ci ha guadagnato o ci ha perso?

Se consideriamo l'aspetto strettamente immobiliare, fra un piazzale sterrato ricoperto di ghiaia e un moderno parcheggio sotterraneo sovrastato da un elegante edificio a quattro piani in stile coloniale, non c'è neppure possibilità di confronto, ma se consideriamo l'utilità dell'area, soprattutto per i giovani concittadini , vi assicuro che io sarei molto più soddisfatto se mio figlio sedicenne nelle sere d'estate andasse a seguire un torneo di basket sotto le stelle, invece che infilarsi in quell'antro a giocare con le slot-machine.

Visto? Cambiamo il punto di vista e cambia il valore delle cose.

Il punto è che - secondo me - dovremmo smettere di usare il denaro come unità di misura di tutto. E quel che è peggio è che ormai non ce ne accorgiamo più. Subiamo inconsapevoli.

I Boy Scout che avevano da almeno trent'anni la sede al “Qualtè” sono stati fatti sloggiare, a favore di una ristrutturazione che probabilmente li terrà lontani da quel sito per sempre. Ma i Boy Scout al centro storico erano anche una bella realtà; uno dei pochi legami rimasti fra i cittadini e la città vecchia, che sta diventando ogni giorno di più una galleria commerciale sovrastata dai Bed & Breakfast.

E i giardinetti di via Tarragona? Sono meglio adesso, con bar-ombrelloni-tavolini, l'mmancabile Karaoke, le panchine in granito e le piante esotiche? O erano meglio prima, con le panchine in cemento, ma almeno i bambini potevano giocare a palla?

Certo, se consideriamo la cifra demenziale (svariati milioni di Euro) spesa dal Comune per infiocchettarli in questo modo, i giardinetti sono più ricchi adesso, ma io non ho dubbi che i ragazzi li preferissero prima. Io li preferivo prima.

29 aprile 2012

Così non ci piace, vol. 1


Io vorrei solo capire come sia potuto accadere che un costosissimo piazzale, completamente artificiale, letteralmente strappato al mare, con ingenti stanziamenti pubblici, sia stato concesso ad un privato perchè vi edificasse:
  • un locale di vendita, con ampia esposizione, 
  • un'officina attrezzata, 
  • un deposito di rottami,
  • un'area espositiva esterna per imbarcazioni in vendita. 
Mi sembra inconcepibile che si spendano tanti soldi pubblici per un uso simile.

Innanzitutto, se il porto (e con esso il piazzale di cui parlo) è stato realizzato coi soldi di tutti, non vedo perchè debba poi diventare (in pratica) proprietà privata. Sarà stato fatto a norma di legge, non ho elementi per negarlo, ma mi sembra una stortura bestiale.

In secondo luogo, in questo modo si determina una alterazione della concorrenza. Ad Alghero ci sono decine di aziende che operano nel settore della nautica, per vendita, manutenzione, ricambi etc. Ma uno solo di queste è sita al centro dell'area portuale, con vantaggi evidenti di visibilità, semplificazione logistica, e ... parcheggio per i clienti. Questa non è concorrenza leale.

Dipendesse da me, il Comune dovrebbe:
  1. realizzare uno studio per stabilire quali siano le esigenze degli utenti del porto: i pescatori, i diportisti, le imbarcazioni al transito, e i pedoni che ci vanno a passeggiare per godersi il tramonto;
  2. sulla base di queste esigenze si deve stabilire quali siano i servizi necessari per l'utenza, e per ciascuno di questi si deve trovare la collocazione e la dimensione adeguata;
  3. stabilito quali siano i servizi necessari, la loro disposizione nell'area portuale, e le dimensioni adatte per ciascuno, questi servizi vanno messi a gara, ed affidati per un numero limitato di anni. 
  4. si aggiudica la gara l'impresa che fa l'offerta migliore e più qualificata, naturalmente, con l'impegno a rispettare orari, tariffe e qualità del servizio.
Non so se sia semplice da fare, ma sarebbe certamente la cosa giusta. Gli utenti del porto avrebbero i servizi di cui hanno bisogno, l'Ente pubblico incasserebbe un affitto adeguato per gli spazi messi a disposizione, e gli operatori che si sono aggiudicati la gara avrebbero il loro giusto reddito di impresa.

24 aprile 2012

Un tipo che aveva un nome simpatico

"Caro figliuolo."
No. Troppo paternalistico.

"Caro giovane concittadino."
No. Troppo napoleonico.

Ho deciso di rispondere alla lettera apparsa sul giornale online buongiornoalghero.it di Mattia Uldanck, un giovane che chiede ai politici per quale motivo lui e i suoi coetanei dovrebbero andare a votare alle prossime elezioni comunali.

In effetti non sono sicuro che si rivolga a me, visto che parla di gigantografie e slogan mentre io, per quanto candidato, non ho né voglia né risorse da investire in questo tipo di comunicazione.

Tuttavia, ora che ci penso, questo ragazzo mi ricorda qualcuno. Eh, già: qualcuno che conoscevo proprio bene.

Caro me stesso di venticinque anni fa. Tante cose sono cambiate da quando, giovane di belle speranze, cominciavi a muoverti autonomamente nel mondo degli adulti.

Forse oggi studi all'Università, oppure vai a lavorare, ma per la maggior parte della tua esistenza sei stato uno studente: un vestito comodo e spensierato che fra qualche decennio ti accederà più di un led di nostalgia.

Sei già andato a votare tre o quattro volte ma, lo confessi con imbarazzo perfino a te stesso, quando sei entrato nella scuola elementare adibita a seggio, nei corridoi che odoravano di gesso, ti sei trovato quasi smarrito a scorrere quegli elenchi di nomi, allineati uno sotto l'altro, come santi di un calendario, e in alto, al posto del chiodo, un dischetto col simbolo. Giusto: la pubblicità.

La gran parte dei nomi appartenevano a perfetti sconosciuti. Alcuni li avevi già sentiti, ma non riuscivi ad associarli ad un ricordo, un giudizio preciso. Hai votato quasi a caso, un tipo che aveva un nome simpatico.

Ovviamente a scuola, durante gli scioperi o le manifestazioni, hai visto le bandiere e ascoltato discorsi politici, ma l'idea stessa che qualcuno, per la bandiera che stringeva in pugno, o il megafono in mano, si sentisse in diritto di scandire slogan che gli studenti dovevano poi ripetere come un plotone di reclute ti sembrava meschina.

Una grottesca caricatura della processione del Venerdì Santo, cui avevi partecipato anni prima coi boy scout. Mancavano giusto gli incappucciati, ma, a ricordare bene, c'era un gruppetto di tipi grandi, con l'aria da duri, giubbotti sdruciti e sciarpetta mediorientale; e non guardavano in faccia nessuno, quasi a marcare la differenza fra il supremo valore della loro missione e la ciurmaglia di qualunquisti fighetti ciucciacocacole che formava il corteo.

Gli scioperi contro le decisioni del ministero erano notoriamente una farsa: la scusa perfetta per dribblare un compito in classe e andare a provare qualche pezzo rock nel garage di Tore, e chissenefottedeiprecari.

Caro me stesso, dicevo, la politica fino a oggi ti è apparsa come materia astrusa da dibattiti televisivi o, più localmente, come insieme di squallidi episodi, trasmessi di bocca in bocca con espressione rassegnata da adulti, che però se gli chiedevi di ripetere cambiavano discorso.

Ebbene ti sbagliavi. La politica non è l'aria fritta dei dibattiti televisivi né il racconto diventato, a forza di passaparola, pettegolezzo, per galantuomini che “vogliono starne fuori”.

La politica è essenzialmente un insieme di solidi fatti.

È la cancellata con lucchetto che sbuca apparentemente dal nulla ad impedire a te e ad altri di accedere ad una spiaggetta.

È il mucchio di elettrodomestici e copertoni che indisturbato si accumula in una strada di periferia. È l'insensato, mastodontico blocco di calcestruzzo e vetro che tutti chiamano palazzo dei congressi anche se in vent'anni non ne ha mai ospitato uno.

È l'autobus al quale accompagni la sera un tuo amico, i cui genitori hanno deciso l'anno scorso di prendere casa ad Olmedo perchè qui costava troppo.

È il tronfio fuoristrada parcheggiato sempre sullo stesso marciapiede che ti costringe a strisciare fra il muro e le sue lucide fiancate impunite.

È il viso indurito di un tuo ex compagno di scuola che sai per certo che sta frequentando della gentaglia, ed era pure un bravo ragazzo, ma col padre che lavora all'estero e la madre semialcolizzata si intuisce che fa una vita di merda e forse al posto suo faresti anche peggio.

Hai osservato che ho elencato solo fatti negativi? Certo. È per questo che si parla tanto di cambiamento, perchè la gestione della cosa pubblica (il tanto celebrato Bene Comune) negli ultimi decenni ha lasciato molto a desiderare.

Si vuole cambiare perchè si sente il bisogno, nell'amministrazione della città, di onestà e competenza. Del resto, inutile negarlo, la buona politica non fa notizia come quella cattiva. La città è come un gigantesco condominio: il sindaco è l'amministratore e noi gli versiamo le quote per pagare la luce delle scale e il gasolio. Quando poi, ai primi di Dicembre, fa accendere il riscaldamento, cosa dovremmo fare, mandargli a casa una cassa di vino? Non vedo perchè. Ha fatto il suo dovere. E' pagato per questo.

E qui mi fermo, caro me stesso di venticinque anni fa, perchè non sono neppure sicuro che tu stia ancora lì a sentirmi, ma ho ancora qualcosa da aggiungere. Sempre restando nella metafora del condominio, ti suggerisco senz'altro di partecipare all'elezione del nuovo amministratore, ma anche di cominciare a seguire le riunioni, tenerti informato sulla gestione e, se c'è qualcosa che non va, farlo presente subito. Fai valere i tuoi diritti.

E infine un'ultima cosa, non smettere mai di studiare, di impegnarti in quello che fai, e di cercare di capire il perché delle cose. Col tempo ti accorgerai che forse questa curiosità è la nostra più grande ricchezza.

Abbiti cura.